Progetto di ricerca psico-sociale sui volontari delle Associazioni di tutela degli animali

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Attorno al mondo della tutela degli animali ruotano diverse persone. Alcune rivestono ruoli istituzionali e professionali (Forze dell’ordine, Veterinari, ecc.) altre rivestono invece ruoli di volontariato. E’ su quest’ultima categoria di persone che si concentra un innovativo progetto di ricerca che mira a indagare, in ottica clinica e psico-sociale, l’attività, le aspettative, i disagi e le dimensioni personologiche dei molti volontari che operano nell’ambito delle Associazioni di tutela degli animali. Obiettivo primario del progetto di ricerca, condotto da un’equipe multidisciplinare del Centro Studi per la Legalità, la Sicurezza e la Giustizia coordinata dal Dr. Marco Strano (Psicologo Iscr. Ordine Psicologi Lazio n° 9640) è la raccolta di dati utili alla progettazione di percorsi di supporto psicologico e prevenzione del burn-out per questa categoria di operatori volontari, sottoposti sovente a intuibili sollecitazioni psicologiche. L’esposizione frequente e ripetuta alla sofferenza animale è in grado di provocare in coloro che la percepiscono delle condizioni di stress/disagio con possibili ricadute anche sul loro tono dell’umore? Questa è una delle ipotesi che viene sottoposta a verifica nel corso della ricerca. Lo strumento di ricerca utilizzato è un assessment composto da un questionario strutturato pilota (anonimo) che contiene una specifica area sul burn-out, che viene somministrato a un gruppo di volontari di Associazioni per la tutela degli animali.

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Le strutture di volontariato che hanno aderito alla fase “pilota” del progetto sono il Rifugio San Rocco (Valenzano), il Parco Noi (Bisceglie), il Giardino di Sissi (Bitritto) e il Rifugio di Rosa (Modugno), tutte strutture della provincia di Bari dove operano numerosi volontari. Il referente organizzativo del progetto in Puglia (prima area pilota di ricerca) è Antonella Gerbi che vanta una lunga esperienza nell’ambito del volontariato per la tutela degli animali. Gli strumenti di ricerca testati, modificati e integrati dopo la prima somministrazione nelle prime strutture che si sono offerte di collaborare in Puglia saranno poi distribuiti sistematicamente su tutto il territorio nazionale.